Abbazia di San Galgano: il luogo più suggestivo e misterioso della Toscana

L’abbazia di San Galgano è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi e misteriosi della Toscana e merita obbligatoriamente di essere visitato. Per questo abbiamo deciso di fare una bellissima gita fuori porta per goderci la splendida campagna toscana e visitare l’abbazia di San Galgano.
Partiamo da Firenze e in un’ora e mezzo percorriamo i 100km che ci separano da Chiusdino in provincia di Siena. Questo luogo infatti ospita l’abbazia di San Galgano e l’eremo conosciuto anche “Rotonda di Montesiepi”.
Appena arrivati e imboccato il viale che conduce all’Abbazia, si ha la sensazione di essere catapultati indietro nel tempo, in un’epoca misteriosa dove leggende, misticismo, occulto sono i protagonisti.

Dal verde dei campi davanti a noi si intravede l’abbazia di San Galgano, una struttura enorme in stile gotico cistercense.

Già dall’esterno si nota subito la mancanza del tetto ed è questa infatti una delle caratteristiche principali che rende questa struttura sconsacrata, molto suggestiva.
L’abbazia non ha neanche il pavimento, né le porte e nemmeno le finestre! Sono rimaste solo alte pareti e colonne che si spingono verso l’alto, verso il cielo. Oggi è completamente in rovina, ma rimane ugualmente meta di molti turisti.

Abbazia di San Galgano

Storia dell’Abbazia di San Galgano la chiesa senza il tetto

L’abbazia di San Galgano è stata costruita tra 1218 e 1288 dai monaci cistercensi e dopo un periodo di ricchezza e di splendore arriva un lungo periodo di crisi. Infatti, la carestia nel 1329 e poi la peste nel 1348 colpirono duramente la comunità locale e alla fine del XV secolo i monaci decisero di trasferirsi a Siena. Iniziò così la decadenza del monastero.

Oggi, appena arrivati davanti all’abbazia di San Galgano la prima cosa che viene spontaneo domandarsi è perché non c’è il tetto?

Sono molti decenni che l’abbazia di San Galgano è abbandonata al degrado, ma la mancanza del tetto non solo è dovuto a fattori legati al tempo. Infatti, dobbiamo andare indietro nel tempo fino al 1500.
Infatti, nel 1503 l’abbazia di San Galgano venne affidata agli abati commendatari che per sanare i loro debiti decisero di vendere il tetto in piombo della chiesa.
Nel frattempo, le vetrate andarono in frantumi e un fulmine nel 1786 distrusse infine il campanile.
Solo dopo un restauro conservativo iniziato nel 1924 l’abbazia di San Galgano fu aperta al pubblico per la visita.

Abbazia di San Galgano

Chi era San Galgano

L’abbazia di San Galgano è legata ovviamente alla storia del suo santo, ma chi era Galgano? Galgano Guidotti è nato a Chiusdino (Siena) nel 1148 da una famiglia aristocratica legata al vescovo di Volterra.
In un periodo di fermenti, guerre e scontri era destinato a diventare un cavaliere. Visse la sua giovane età tra divertimenti, piaceri ed eccessi fino a quando in famiglia ci furono strane apparizioni.
San Michele Arcangelo apparse in sogno prima alla madre di Galgano annunciando che suo figlio sarebbe diventato un cavaliere di Dio e successivamente apparve in sogno anche al ragazzo. Nel sogno del ragazzo, San Michele Arcangelo invitò il ragazzo a seguirlo e attraversando ponti, prati, boschi raggiunse Montesiepi.

Qua il ragazzo avrebbe incontrato Gesù, i dodici apostoli e la Vergine.

La famiglia era contraria alle scelte religiose del figlio e per ben due volte provarono a trovargli una moglie, ma Galgano rifiutò. Così Galgano salì in sella al cavallo e partì fino a quando incontrò l’Arcangelo Michele. L’arcangelo prese le redini del suo cavallo e lo condusse nuovamente a Montesiepi dove gli ordinò di costruire in quel punto una croce. Ed è qui che Galgano conficca la sua spada nella roccia per cercare di formare una croce.
Tre monaci tentano di estrarre la spada senza successo e subito scattò la punizione divina. Infatti, uno morì colpito da un filmine, uno annegò e il terzo venne aggredito da un lupo. Non perse la vita perché intervenne Galgano. 
Trovando la spada spezzata Galgano si dispera, ma esortato da Dio misticamente ricompone la spada diventando così più salda di prima.
Questo diventerà il luogo da lui scelto per la sua vita eremitica di penitenza, meditazione e preghiera fino alla fine dei suoi giorni (30 novembre 1181).

Abbazia di San Galgano

L’Eremo di Monte Siepi tra simbologia e magia: la spada nella roccia

Come abbiamo accennato poco sopra, in questo luogo i punti di interesse sono due. Oltre l’abbazia di San Galgano si trova anche l’eremo di Monte Siepi. Infatti, a dieci minuti a piedi e seguendo un sentiero segnalato, si raggiunge il colle adiacente l’abbazia famoso per la sua leggenda della spada nella roccia.

Abbazia di San Galgano

Secondo la leggenda, nel Natale del 1170 Galgano Guidotti scelse la vita eremitica. A simboleggiare questa scelta di fede e abbandono definitivo delle armi e della vita mondana, inflisse la sua spada dentro una roccia dove si trova ancora oggi.

La roccia con la spada è protetta da una teca.

Questa teca si trova all’interno di una cappella molto carina e suggestiva, costruita nel 1185 proprio nel luogo dove Galgano morì. Successivamente fu ampliata.
La cupola dalla forma circolare ha una copertura molto particolare, formata da anelli concentrici in stile romanico pisano-lucchese.

Strane assonanze e mistero arieggiano intorno alla storia di questa spada, un filo sottilissimo tra verità e fantasia.

Infatti, tutti noi conosciamo la spada nella roccia di Galvano uno dei cavalieri di Re Artù della Tavola Rotonda, il tutto molto simile alla storia di Galgano e la cappella “rotonda” dove la spada è riposta.
Volendo andare ancora più nel dettaglio, la “spada” nasce come simbolo di dolore, sofferenza, guerra e morte. Viene poi trasformata in strumento di pace e speranza.
Il “mantello” che per un cavaliere rappresenta il valore e l’orgoglio, diventa una veste eremitica umile e povera.
Galgano fu il cavaliere che abbandonò il suo mondo, disgustato dalle atrocità commesse e da quelle che vedeva continuamente commettere, per dedicarsi ad una vita di penitenza nella speranza di trovare la pace. Quel desiderio e contemplazione di Dio che solo la vita ascetica poteva permettergli.

La cappella chiamata anche “Rotonda”, raggruppa simboli appartenenti all’età etrusca, ma ha anche richiami celtici templari.

Il gesto di aver infilato la spada in una roccia può simboleggiare il voler trasformare la spada in croce? Guardandola attentamente, la spada che fuoriesce dalla roccia ha la forma di una croce.
Come le più belle leggende non ci sono risposte certe, ma solo spazio alla fantasia, chissà se c’è un reale collegamento tra la saga del Graal e la storia di San Galgano! A voi la scelta.

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Curiosità sull’abbazia e sull’eremo

Ecco alcune curiosità sull’abbazia di San Galgano:

  • Qualcuno ha mai provato ad estrarre la spada di San Galgano?
    Certo che si!;
  • Perché è protetta da una teca?
    Nel corso degli anni sono molti i turisti incivili che hanno provato ad estrarla senza successo, ma al contempo l’hanno danneggiata irrimediabilmente;
  • E’ l’unica spada incastrata nella roccia?
    Alcune ricerche hanno portato alla luce che in Europa ci sono altre spade incastrate nella roccia appartenenti sempre al XII secolo;
  • San Galgano e il Santo Graal …
    Hai mai sentito parlare di Santo Graal? La coppa che Cristo avrebbe utilizzato durante l’ultima cena o secondo altre versioni, è la coppa in cui Maddalena avrebbe raccolto il sangue di Gesù mentre era sulla croce? Uno degli oggetti più ricercati dall’epoca delle crociate ad oggi. Una delle centinaia di leggende sul Santo Graal, racconta che la coppa era custodita da San Galgano, sepolta segretamente nei sotterranei della Rotonda. Sarà così? Anche in questo caso, a voi la scelta!
Abbazia di San Galgano

Consigli per visitare l’abbazia di San Galgano

L’ingresso all’abbazia di San Galgano è a pagamento. Per maggiori informazioni sul costo del biglietto e orari di apertura cliccate QUI.

Vi consigliamo di trascorrere una giornata in questo bellissimo luogo e calarvi nell’atmosfera magica tra misticismo e leggenda. E’ anche un ottimo posto per bambini. Ottimo per un pranzo a sacco o anche l’occasione per un pranzo tipico locale.

Siamo sicure che la visita in questo sito non deluderà le vostre aspettative.

Ilaria

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